Video, Audio, Testi sull'Illuminazione e sulla Realizzazione del Sé.
Il canale Advaita é il distributore ufficiale RSS degli insegnamenti di Francis Lucille su non-dualitá, meditazione, yoga, illuminazione, realizzazione del sè. E’ un canale multimediale che presenta dialoghi e aggiornamenti sotto forma di testi, audio MP3 e /o video clips. Questo e' un canale internazionale che offre articoli nella lingua /nelle lingue che preferisci. Scorrere verso il basso per selezionare quello che ti interessa. Cliccare sul titolo dell'argomento scelto per guardarlo, ascoltarlo o leggerlo.
Domanda: Caro Francis, prima di tutto grazie per il tempo e la cura che dedichi a rispondere alle domande: è un dono meraviglioso. Ho cercato per molti anni e la mia domanda riguarda il cercare. Cercare non perpetua la divisione, la credenza in un sé separato? Mi sento incompleto, non intero, così comincio a cercare la completezza. Io sono qui e la totalità o la liberazione sono “la fuori” nel futuro. Mi sembra che la liberazione possa essere ora o mai più e che cercare prevenga il risultato che sto tentando di raggiungere. Tuttavia non posso.....
Domanda: Francis, la mia domanda riguarda il senso del “mè”; il senso del “mè” è sentito molto facilmente ed ho la sensazione che sia lo stesso senso dell’“Io sono”. E’ necessario distinguere fra i due? Inoltre, ho letto Nisargadatta che raccomanda di “mantenere il senso dell’Io Sono”. Attuando questa pratica, il me sta trattenendo il me? C’è una meta per quest’azione? Questo non la rende una pratica dualistica? Ti ringrazio molto, LLoyd.
Domanda: Caro Francis, la caratteristica che definisce il modo in cui faccio esperienza del mondo è la spontaneità. Faccio delle cose ed ho dei pensieri ma non c’è alcun senso di scelta. Nella tua esperienza, il modo normale in cui gli esseri umani agiscono nel mondo è l’azione spontanea? La sensazione che qualcuno stia facendo una scelta è illogica ed inutile? Sinceramente, Brian
Domanda: Caro Francis, perché la Presenza sceglie “d’ignorare temporaneamente se stessa per giocare il gioco dell'ignoranza ?” Non abbiamo veramente alcun controllo su niente? Benedizioni a tutti, Sattva.
D: Caro Insegnante, mi rendo conto che, se vedo o percepisco un oggetto o una persona attraverso la memoria ed i miei pregiudizi, questo è un modo di vedere nebbioso e condizionato e quindi non è una esperienza totale di “ciò che è”. L’esistenza degli oggetti non è indipendente dalla consapevolezza o coscienza e, come tu dici, essi sono la coscienza stessa. Ma come mai, mi sono chiesto, gli oggetti hanno proprietà uniche se dipendono dalle percezioni? Per esempio: Perché i solidi sono sempre duri, perché il sapone rilascia sempre la schiuma, ogni volta che io percepisco? Questo mi porta a dubitare del fatto che gli oggetti possano avere una loro esistenza indipendente. Per fare aiutami a chiarire questo punto. Shiva
Domanda: Caro Francis: i quattro prerequisiti di Shankara per essere qualificati per la vita spirituale sono: 1. Discriminazione; 2. Rinuncia; 3. Serietà (intenso desiderio per la liberazione) e 4. Un gruppo di sei raggiungimenti (tranquillità della mente, controllo dei sensi, cessazione dei sensi, tolleranza delle coppie di opposti, concentrazione e fede). All’altro capo dello spettro (e siamo ancora a livello fenomenico o empirico), se, sulla nostra strada, troviamo qualcuno che presenta le seguenti caratteristiche: meschinità, grettezza mentale (l’opposto della magnanimità), risentimento, spirito di vendetta, insolenza, passione ed orgoglio (che potremmo nominare come le sei contro-realizzazioni), 1. Può una persona, con questi tratti caratteriali, essere ancora chiamata ricercatore spirituale? 2. Può una tale “persona” redimersi? 3. C’è un limite alla pazienza e tolleranza di un insegnante spirituale?
Domanda : Ciao Francis ho provato grande interesse per il tuo insegnamento, mi piacerebbe che tu fossi il mio insegnante, l’insegnante vivente, non un libro oppure internet, ma credo che queste forme di comunicazione siano le cose più vicine. Il mio nome è Carlo Mauricio, ho 32 anni, sono nato a San Diego CA, ho sempre vissuto a Tijuana ed ora vivo nella capitale, Mexico City. Spero che tu possa venire qua un giorno per una conferenza oppure io potrei venire ad un meeting in California quando sarò lì di nuovo. Queste sono le mie domande: che cos’è questo contenitore, se possiamo usare questa parola, dentro cui ogni cosa accade come, per esempio, la forma, l’interno e l’esterno.....
Domanda : Satyan Nadeen ha detto che l’illuminazione è una lotteria. La mia domanda è : ottenere uno stato permanente di risveglio ha qualcosa a che fare con l’intenzione, la devozione, o lo sforzo sincero ? L’individuo ha qualche scelta al riguardo ?
Domanda : Io « penso » a Brahman come equivalente ad un campo unificato d’energia : penso, cioè, che tutte le cose dell’Universo siano sue espressioni, inclusa la coscienza. Noi, in quanto esseri senzienti, abbiamo il « dono » di testimoniarlo e come tali siamo l’espressione più avanzata della Natura che conosce se stessa. Quanto più metteremo da parte la nebbia separativa dell’ego, meno conflitti e più pace potremo vivere. Il mio pensiero è in linea con la filosofia tradizionale dell’Advaita e vedi qualche errore che riguarda ciò a cui sto puntando ?
Domanda : Ciao Francis … ti sarei molto grata se potessi dirmi come posso sapere, con fiducia, che l’universo è fatto d’amore poichè, talvolta, io sperimento pace ed armonia, mentre altre volte sperimento la contrazione della paura prodotta dall’identificazione con il corpo e con la forma. Così, l’esperienza di questo amore onnipervadente non si è ancora rivelata. Ti ringrazio molto per il tuo tempo e per la tua saggezza.
Domanda: Francis ti sento spesso parlare della necessità della sincerità. Sento che le mie azioni sono finalizzate al beneficio dell’entità che io credo di essere. Io posso aderire formalmente al concetto dell’azione altruistica, priva d’intenzione, come dice la Bhagavad Gita, ma persisterbbe ancora l’intenzione di ricevere i riconoscimenti che, si suppone, ne deriverebbero. Anche Ramana ha consigliato questo tipo di azione ma ha pure affermato che soltanto uno Jnani può essere un karma yogi. Ciò sembra essere una descrizione precisa della posizione dello studente. Ramana dice che, se sei senza ego, puoi attuare azioni altruistiche, così sembra che ogni tentativo di realizzazione sia centrato sull’ego e che ne aumenterà l’importanza. Quindi, come si può sviluppare.....
Domanda: Caro Francis non so nemmeno che cosa sto chiedendo ma cercherò di metterlo in parole e tu potrai comprendere la mia domanda meglio di me. Quando cerco di trovare me stesso non sono in grado di trovare niente. Trovo un “nulla” in cui ogni cosa appare. Non vorrei nemmeno chiamarlo “spazio vuoto” poiché è senza dimensioni. Io posso comprenderlo o meglio: posso vederlo, se guardo onestamente, tuttavia, vederlo non mi dà pace, non sento di essere sempre stato quello (dovrei?) e non so se quel nulla è realmente “me”.....
Se è vero che tutti hanno avuto un’esperienza di risveglio e tuttavia alcuni hanno scelto di ignorarla, allora non c’è alcuna scusa per l’ignoranza (?) Puoi commentare per favore? Grazie
Domanda: Avendo sperimentato un’espansione del cuore e dolore per la perdita di mio figlio di venticinque anni, vorrei conoscere i tuoi pensieri su ciò che accade quando il corpo fisico se ne va; manteniamo qualcosa della personalità che avevamo: memorie, emozioni, amore? Sebbene io supponga che molto di tutto ciò abbia a che fare con la mente, mi piacerebbe sapere che cosa accade.
Questa domanda riguarda gli oggetti e le situazioni percepite dal corpo/mente.
Domanda: Vedo mia figlia. Essa è un oggetto della coscienza. In quanto essere umano, lei è conosciuta come un’entità continua. La bambina che fa i primi passi diventa una ragazza......
Domanda. Sono consapevole dell’attività mentale: pensieri casuali, immagini e suoni, oppure una canzone che suona nella mia testa. Quando osservo tutto questo, mi sorgono alcune interpretazioni; la mente crea un senso di separazione: quando la mente accade (un pensiero che scorre o una canzone che suona) sembra che ciò crei uno spazio privato che non può essere condiviso direttamente con nessun altro; io sono il solo che “ode” la canzone che suona nella mia testa. E’ come se l’attività della mente avesse lo scopo di farmi abbandonare il momento presente, scollegandomi dalla vita, dalla realtà, facendomi ritirare all’interno di questo spazio psichico privato. E’ come se l’energia, che potrebbe...
Domanda: Capisco che hai avuto l’opportunità di incontrare dei saggi in India. Qual è stata la tua esperienza e cosa ti ha spinto a predicare questo antico Advaita vedico? Saluti, Ram
Domanda: Caro Francis, c’è qualcosa oltre o prima della Coscienza? Mi riferisco all’apparente mancanza di Coscienza nel sonno profondo, o durante un’anestesia in cui c’è un’assenza di Coscienza/Consapevolezza. E’ solo dopo il risveglio oppure uscendo dall’anestesia che una persona è in grado di affermare che era stata incosciente. In altre parole, la coscienza sembra riconoscere la propria assenza solo retrospettivamente. Se non sono conscio del fatto che sto dormendo o sono incosciente a causa dell’anestesia, ne consegue che la coscienza è un fatto temporaneo? Se c’è di più, come si può realizzare? Puoi dirmi cosa ne pensi, per favore? Mi scuso se si è già risposto a quest’argomento in precedenza. Solo recentemente ho scoperto i tuoi insegnamenti quindi non ne ho una completa famigliarità ma sono molto grato per ciò che ho letto e visto fino ad ora. Grazie, Mike.
Domanda: Caro Francis, ti ho inviato una lettera poche settimane fa. Non ho ancora ricevuto risposta ma, poiché questa è la continuazione della prima lettera, nel caso la stessi esaminando, sarei contento se rispondessi alla presente. Nel tuo libro dici: “Il mondo non esiste come un oggetto separato o distinto dalla consapevolezza”. Puoi aiutarmi a vedere, per favore, se la comprensione (esperienza) di cui scrivo poco oltre, va nella giusta direzione? In ogni caso, puoi mostrarmi il modo per andare più in profondità? Qualunque cosa vedo o sperimento è un’espressione dei miei sensi..
Domanda: Tu dici che non abbiamo alcun controllo sui pensieri, ma che dire dell’uso dei mantra, durante il quale gli altri pensieri si fermano ed il mantra prosegue continuamente? Gli altri pensieri vengono interrotti, vale a dire controllati. Le persone controllano i loro pensieri continuamente mediante la soppressione di ciò a cui non vogliono pensare. Sembra esserci il controllo mentale per tutto il tempo. Le persone si rendono felici ricordando qualcosa di buono che è accaduto oppure possono rendersi tristi o depresse pensando ad avvenimenti brutti. Il Dalai Lama ha detto che l’unica libertà che hanno gli esseri umani è quella di scegliere ciò che può entrare nel flusso dei nostri pensieri. Questo implica l’abilità di controllare i pensieri. La pratica buddista del metta.....
Se siamo coscienza ed il resto è illusione, che senso ha proseguire nel corpo? Io sono soltanto ciò che ero prima della nascita e ciò che sarò dopo la morte, quindi, perché non smettere semplicemente di partecipare all’illusione?
Domanda: Puoi spiegarmi come sai che tutto questo è un’illusione, come siamo giunti ad esistere come esseri umani per poi sentirci dire che questa è un’illusione, che i nostri ego sono illusioni, che non siamo il corpo o la mente, che Io sono quello? Che cos’è “quello” e come sai che è quello? Se la coscienza è tutto ciò che c’è, come fai a saperlo? Stephen Wolinsky dice che la sola ragione per cui crediamo di essere qui è perché abbiamo un cervello ed un sistema nervoso che riceve dai sensi, come lo sai? Perché tu senti nel modo che dici ed io no, e come posso ottenere ciò che tu hai ottenuto? Non dirmi che ce l’ho già poichè al momento non lo sento e non so di cosa tu stia parlando? Per favore spiegami!!! Grazie da una ricercatrice di lunga data.
Domanda: Amato Francis, nel Vedanta ci sono due maggiori teorie che riguardano il mondo esterno: il mondo empirico è vritti mentale oggettivato oppure il mondo oggettivo è una realtà che viene ricevuta da vritti e ricondotta al jiva?
Recentemente, dopo un feroce conflitto interiore, improvvisamente mi è sorta una domanda:” Come posso verificare proprio ora se io sono il mio corpo o la mia mente oppure qualunque altra cosa?”.Non ho trovato nessun modo per verificare cosa o chi sono. Quindi ho concluso che quello che sono non è un oggetto.In quello stesso istante ho sentito un terrore assoluto. Ho pensato che sarei impazzito o qualcosa del genere. Era tutto tranne quella beatitudine che si sperimenta nel guardare i propri pensieri o un bel paesaggio. Quel nulla che ho intravisto per un secondo non è quella dolce eternità piena di beatitudine che sognavo. Ero così spaventato che immediatamente ho convinto nuovamente me stesso di essere questo corpo e questa personalità. Così mi sono sentito più sicuro. Ma la sola cosa che io voglio è la Verità, quindi la mia domanda è “Come posso superare questa paura assoluta?”. E poi, l’illuminazione è sempre così brutale e piena di paura?
Sarebbe corretto dire che la spiritualità può diventare una trappola? Infatti potremmo passare gran parte delle nostre vite ingabbiati nel tentativo di ottenerla. L’opposto del sentiero spirituale sembra essere la persona “mondana”, qualcuno con il DESIDERIO di “uscire” e realizzare qualcosa. Inoltre, il desiderio di creare e fare sembra essere completamente in sintonia con il desiderio sessuale. Sembra quasi che, quando cerco Dio, io sia più morto di quando VOGLIO qualcosa.
Domanda: Ciao Francis, la scorsa notte ho invitato il Re* e ho cercato l’ “Io”. Ciò che è diventato chiaro è che l’ “Io” non è localizzato in questo corpo. Il corpo è diventato irreale e tutto ciò che c’era era “me”. Il pensiero stava accadendo. Quel che era “me” si nasconde dentro al corpo, o così sembra, mostrandosi come una persona pensante. In quanto “me” fuori dal corpo, le cose sembravano accadere di fronte a me e dentro di me, come se si stesse svolgendo una recita in cui “Io” sono sia il teatro che il regista. Ogni altra cosa, attori, scene, dialoghi, sembrava essere evocata fuori dalla mia immaginazione. Quando il corpo fisico ha aperto di nuovo gli occhi, la consapevolezza sembrava....
Caro Francis, tutte queste domande riguardanti la consapevolezza, l’illuminazione, l’essere presenti…si riferiscono tutte a persone che vivono con un corpo. Ci si può porre come consapevolezza più o meno frequentemente, pur tuttavia si mangia, si sente la temperatura dell’aria, si dorme…Tutto ciò è temporaneo e dura finchè dura il cervello. Cosa accade quando il corpo muore? Lo sai per certo?
D: Caro Francis, poiché non c’è un’entità individuale sia per lo jnani (il saggio n.d.t.) che per l’ajnani (l’ignorante n.d.t.), allora, al momento della morte, non sono, alla fine, liberati entrambi? Quindi perché, nell’advaita tradizionale, di colui che è “liberato in questa vita” si dice che “non avrà più nascita” se in ogni caso l’individuo non esiste? Se la morte è la fine e non c’è un individuo che si reincarni, non si potrebbe semplicemente commettere suicidio? Non solo, anche in quel caso, cosa impedisce la nuova esperienza di un altro “me” (non questo naturalmente), un individuo del tutto nuovo che cominci tutto da capo (come ha fatto questo) con una vita di sofferenza e d’ignoranza? Dalla mia prospettiva limitata ciò sembra un enigma che lascia perplessi. Puoi aiutarmi Francis?
Faccio “pratica” per identificarmi come coscienza impersonale che testimonia ciò che appare in essa, invece di essere identificato con l’apparenza. Ciò “funziona” bene specialmente con le cosiddette emozioni negative. Ho notato che ciò che … vede la rabbia, non è arrabbiato; ciò che …vede la paura non è spaventato; ciò che …vede la tristezza non è triste …. e così via. Quando faccio questo, esso mi porta allo stesso spazio in cui mi porta la domanda: “chi/cosa sono io?”. Si può dire che questo sia l’approccio corretto per realizzare e personificare l’Unità con la coscienza?
D: Caro Francis, spesso, durante la meditazione, sorgono delle sensazioni forti di spiacevolezza come, per esempio, paura, pena, angoscia ecc.Quando ciò accade, se ci si rivolge alla sensazione senza pensieri, il risultato, di solito, è che il corpo si scuote ed ha degli spasmi per un paio di minuti, dopo di che sorgono sensazioni piacevoli di unità e di pace. Talvolta, invece di immergermi nella sensazione spiacevole, viene posta la domanda: “Chi è che sta sperimentando questa sensazione?”
La mia prima priorità è quella di risvegliarmi completamente e, pur tuttavia, mi piacerebbe molto sperimentare una gioia ed una vitalità più grandi mentre vivo in questo corpo. Che cosa suggeriresti?
I pensieri, le percezioni, i sentimenti, le sensazioni non interferiscono. All’inizio quel che possiamo fare è notare che interferiamo costantemente. L’unico modo sta nel dire “Si” all’attrazione che viene dal profondo, dalla dolcezza.
Sii semplicemente aperto alla possibilità che ciò che amiamo in ogni cosa non sia la cosa, ma ciò in cui la cosa appare, e della quale la cosa è un’espressione o un’estensione.
D: Ciao Francis, “L’Io in primo luogo sceglie l’ignoranza e come risultato crea pensieri e sensazioni ignoranti.” Francis Lucille. In D/R 68 terza domanda: E’ “l’Io” che pensa questi pensieri, e perché tendono ad essere negativi ? Risposta: E’ “l’Io” che pensa questi pensieri poiché c’è soltanto un pensatore e soltanto un attore. Tuttavia essi sono distorti dall’ignoranza. L’“Io” prima di tutto sceglie l’ignoranza e come risultato crea pensieri e sensazioni ignoranti. Essi sono negativi perché emergono dalla frustrazione. L’ignoranza è la più basilare di tutte le frustrazioni: essa ci frustra rispetto a ciò che siamo. Nella tua risposta più sopra, questa frase (l’Io in primo luogo sceglie l’ignoranza e come risultato crea pensieri e sensazioni ignoranti) ha catturato la mia attenzione ed in me è sorta una domanda: come può darsi che l’Io scelga in primo luogo l’ignoranza dal momento che è ignorante?
Perché non siamo consapevoli dei pensieri, dei sentimenti ecc. degli altri, oppure non possiamo vedere “il mondo” da una diversa prospettiva?
D.: Caro Francis, grazie per le tue risposte a così tante domande: ciò è di grande aiuto. La mia domanda riguarda la coscienza. Se la nostra reale natura è coscienza, che è illimitata, come mai, una volta illuminati, non siamo consapevoli dei pensieri, dei sentimenti ecc. degli altri oppure non possiamo vedere “il mondo” da una diversa prospettiva? Naturalmente, non essendo illuminata, questa è una domanda ipotetica! Comunque io suppongo che coloro che conoscono se stessi in quanto coscienza, non abbiano questa esperienza. Ho visto il tuo video che parla della coscienza come spazio e degli individui come cesti pieni di mele (sensazioni), arance (pensieri) e banane (qualunque altra cosa!). Ma, da quel che sembra, se noi siamo lo spazio, non dovremmo essere in grado di vedere dentro tutti i cesti e sentire tutte le sensazioni? So che hai detto: “probabilmente lo siamo ma non ricordiamo se eravamo presenti o meno, poiché non possiamo essere sicuri di essere stati presenti in tempi diversi dal presente”. Però il fatto che non ci ricordiamo mai, mi crea confusione. Spero che il mio discorso abbia un senso! Grazie. Ronda
D: Caro Francis, è possibile mantenere la focalizzazione sulla coscienza ed allo stesso tempo lavorare come dirigente in una società?
La stessa domanda potrebbe essere estesa a qualunque professione in cui si debba usare la mente continuamente, parlare a molte persone ed essere sotto la pressione dei risultati economici. Se fossi Illuminato non avrei fatto questa domanda ma temo che non lo sarò mai se continuerò a lavorare in questo modo. Per favore consigliami.
D.: Francis, posso capire l’insegnamento, per il quale niente esiste a parte la coscienza, quando esso si riferisce a nome e forma. Ma il dubbio che continua a presentarsi riguarda il cambiamento: se sotterro un uovo nel mio giardino esso è fuori vista, fuori dalla mia mente, ma quando ritorno e lo dissotterro, sei mesi dopo, non è lo stesso uovo, sono avvenuti dei cambiamenti senza che io ne fossi consapevole. Ciò non implica forse che c’è qualcosa che procede al di fuori della o separata dalla consapevolezza? Forse l’uovo in quanto uovo, la sporcizia in quanto sporcizia, il cambiamento in quanto cambiamento, è esso stesso una consapevolezza ?? Grazie, James
D.: Caro Francis,…recentemente, la mia mente filosofica mi ha assillato con due interrogativi riguardanti la natura non duale della realtà.
1.)Se la nostra vera natura è pura Consapevolezza impersonale che semplicemente guarda la commedia della mente, ed il nostro errore, in questa vita, sta nell’identificazione troppo stretta della nostra consapevolezza con l’organismo mente-corpo, allora dovrebbe essere ragionevole il fatto che, durante il sonno, la pura consapevolezza rimanga, mentre il cervello, con tutti i suoi pensieri, emozioni e percezioni sensoriali, va in vacanza. Ma questo non è ciò che osserviamo. Durante il sonno perdiamo coscienza, esattamente come la scienza tradizionale sosterrebbe, se la nostra coscienza fosse nient’altro che il sottoprodotto dei neuroni ed una sofisticata zuppa di reazioni chimiche nel cervello. La mia domanda è: “Perché la consapevolezza, che è la nostra natura senza fine, cessa durante il sonno del cervello (a parte i sogni)?”. Perché non ricordiamo uno stato di pura consapevolezza rilassata, quando ci svegliamo, al mattino, all’ottuso fardello del mondo illusorio? Perché questa lacuna nella consapevolezza?....
Accogli la totalità del tutto, le sensazioni nel tuo corpo, il suono della mia voce e degli uccelli, i tuoi pensieri. Tutto ciò sta a zero distanza da te. Tutto ciò è in te.
Anche se tu crei il pensiero secondo il quale c’è qualcuno che rimane separato da quello, in quanto osservatore o colui-che-percepisce, questo stesso pensiero è un’ulteriore apparizione da cui non sei separato.
D.: Primo, c'è qualche differenza fra consapevolezza e coscienza? Secondo, quel che appare è che qui sembra esserci un'esperienza della "Coscienza". Se è così, questo non rende forse la Coscienza un oggetto? Tuttavia io so che non c'è nessuno che ne sia consapevole, quindi, sono consapevole della Coscienza come concetto oppure come esperienza diretta? Sarebbe più accurato dire che in realtà la Coscienza è consapevole di questa illusione chiamata Bob?
Normalmente ci identifichiamo con un miscuglio di pensieri, percezioni e sentimenti. Questa identificazione con un corpo-mente personale è profondamente radicata in noi. Le persone intorno a noi - i nostri genitori, i nostri insegnanti, i nostri amici e così via – credevano di essere delle entità personali e noi abbiamo trovato piuttosto naturale seguire le loro orme senza discutere questa convinzione che, da un’analisi più accurata, risulterà essere l’origine di tutta la nostra sofferenza...
D.: Cosa ci possiamo aspettare dai nostri incontri?
R.: Aspettatevi di imparare a non aspettarvi nulla. Non aspettarsi nulla è una grande arte. Quando non viviamo più nell’aspettativa, allora viviamo in una nuova dimensione. Siamo liberi. La nostra mente è libera. Il nostro corpo è libero. Comprendere intellettualmente che non siamo un’entità psico-fisica in processo di divenire è un primo passo necessario, ma questa comprensione intellettuale, da sola, non è sufficiente. Il fatto che non siamo il corpo, deve diventare una vera esperienza che penetra e libera i nostri muscoli, i nostri organi interni ed anche le cellule del nostro corpo. Una comprensione intellettuale, che corrisponde ad un improvviso, fugace riconoscimento della nostra vera natura, ci porta uno sprazzo di gioia pura, ma solo quando abbiamo la piena conoscenza di non essere il corpo, allora siamo quella gioia...
D.: Quando sperimentiamo l’illuminazione, siamo consapevoli delle nostre incarnazioni passate? E’ questo ciò che intendono i maestri Ch’an quando parlano del vedere il nostro volto originale?
R.: Colui che “sperimenta” l’illuminazione non è un’entità limitata, presumibilmente soggetta alla reincarnazione. C’è solo una luce, una consapevolezza nella quale tutti i tempi, tutti i mondi e tutte le incarnazioni esistono, in una simultaneità senza tempo al di fuori della portata della mente seriale. Di fatto, nessuno sperimenta l’illuminazione, poiché essa è un’esperienza non-oggettiva, in assenza di un’entità personale. Si può dire che, in questa non-esperienza, il nostro volto originale veda sé stesso; lì, tutte le domande trovano la loro risposta Ultima...